March 27, 2008

Finalmente arriva la “casa”

Ieri ci hanno chiamato dalla dogana. Dopo aver flag-ato il nostro container per un veloce passaggio sotto ai raggi (superato senza problemi - significa: operazione inutile - ma con un piccolo costo che si addebita al NS. conto ovviamente) hanno detto che è disponibile per la consegna nella seguenti giornate:
-venerdì 28 marzo
-lunedì 31 marzo
Ovviamente noi: assolutamente venerdì, per favoooooooooreeeeeeeeeeee (non ce la facciamo proprio più con quelle 2 cose che stiamo consumando da mesi!).
Questo weekend avremo un sacco da fare… saremo stanchi ma felici come delle pasquette!!!

:D

March 23, 2008

Back to Italy

Venerdì, come vi dicevo nell’intervento precedente, eravamo a San Francisco. Motivo della visita: Iscrizione all’AIRE, che sta per Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero. Cosa che si fa presso il Consolato o Ambasciata Italiana di zona.
Entriamo in questa stanza piccolissima e vediamo che c’è un po’ di gente seduta nei pochi posti disponibili. Gli sportelli sono 3, il primo è vuoto, nel secondo c’è una persona che consegna delle carte a un funzionario italiano, nel terzo c’è un funzionario sicuramente non italiano (visto il colore leggermente scuro della pelle).
Quest’ultimo dopo un po’ ci fa segno di avvicinarci. Gli spieghiamo il motivo della nostra visita e lui ci chiede se abbiamo già compilato il modulo di richiesta (da bravi internettari, ovviamente l’abbiamo compilato già prima di partire da casa).
Qualche appunto sul modulo:
-Ma è proprio necessario indicare il proprio gruppo sanguigno?
-Come se fossimo nel medioevo, il modulo viene compilato dal capofamiglia! E solo la sua firma serve, noi altri chissenefrega.
-Nella parte della coniuge: Nome e Cognome e sotto Stato civile (libero o sposato - libero???!!! ma non è CONIUGE?)

Vabbè…

(i dialoghi originali erano in inglese)
Passiamo al tipo il modulo e di seguito i nostri passaporti. Lui, poco dopo, “Mi date anche un documento di identità, per cortesia?”
COME? Io sgrano gli occhi. Credo di averli sgranati veramente tanto. Poi con il dito faccio segno verso i passaporti che ha IN MANO e gli dico: Il passaporto non è documento abbastanza?
Mi dice che vuole qualcosa tipo una patente californiana (quì come ID da tutti i giorni viene sempre usata la patente). Gli dico che io non ce l’ho, mentre Markino gli passa la sua. Mi chiede se ho una ricevuta (sempre della patente). Ma che cazzo, magari io NON VOGLIO guidare in California, perché devo per forza avere sta patente/ricevuta californiana? Cmq, sì, ho la patente temporanea che mi hanno dato quando ho superato la teoria.
Volevo far notare a questo tipo che quel pezzo di carta che uso come semi-patente californiana l’hanno rilasciato guardando lo stesso passaporto che lui stava snobbando come poco identificativo.

March 21, 2008

Coincidenze

Vi ricordate l’epopea del nostro container in giro per il mondo?

Il tutto è iniziato a gennaio Ed ecco la casa che se ne va per poi riapparire in Quando si dice la sfiga seguita da una quasi immediata rettifica, causa Disorganizzazione; infine Markino si è illuminato su come funzionavano certe cose Il trasporto merci marittimo.

Torniamo per un attimo alla giornata di oggi, 21 marzo, primo giorno di primavera… nonchè giorno nel quale il nostro container dovrebbe arrivare nel porto di Oakland.
Siamo a San Francisco per motivi che poi scriverò sempre su questo blog nei prossimi giorni. Finiamo quello che abbiamo da fare e andiamo a fare un giro.
Mentre sto scattando questa foto sento Markino che mi dice: Ma guarda un po’ là, dietro al ponte (riferendosi al Golden Gate)…

Dico: Beh? E’ una nave che porta container…
Poi faccio bene i conti: Ahhhh, ma oggi è VENERDI’. Doveva arrivare il NOSTRO container.
Non eravamo sicuri… ma poi abbiamo visto il nome della nave (io non sapevo niente della nave con cui arrivava, a dire il vero):


E’ lei, la Vivaldi ;)

In questo momento, 10:44pm pacific time, il container risulta scaricato. Speriamo che facciano presto con la dogana. Non vedo l’ora di avere le mie scarpe. Vi rendete conto che mi sono vista passare davanti tutte le mie cose senza poterle toccare???
Ok, respira Klo, respira. Manca poco! (pensa se fosse affondata la nave :P)

March 20, 2008

De gustibus

Sulla questione gusti ci sarebbero da scrivere pagine e pagine… ma da brava pigra che sono, scriverò giusto 2 righe.

1. Sei al supermercato a fare la spesa. Dopo aver preso tutto quello che ti serve (puntualmente dimentichi qualcosa) ti avvii verso la cassa per pagare. Ti metti in fila… davanti a te c’è una persona sola. La guardi, poi guardi le cose che ha comprato per estimare quanto ti toccherà aspettare, poi una lampadina si accende (!) e la riguardi, questa volta con attenzione… e i tuoi occhi cominciano a mutare dal mood “curioso-senza-curartene-più-di-tanto” a quello “e-questa-che-è?”. Davanti ti ritrovi una classica americana, non esattamente filiforme, vestita in tuta da ginnastica (pezzo sopra+pezzo sotto; quella che tu tieni in casa quando devi fare le pulizie) grigio chiaro, ai piedi ha delle scarpe nere, perfettamente abbinate ad una borsetta nera… e il tutto si incornicia da un trucco molto curato, in stile abito da sera. Alzi un sopraciglio e giri gli occhi… non capisci… ma forse non sei tenuto a capire, perché cose così si vedono comunemente da queste parte (c’è chi fa la spesa in pigiama, giuro!).

2. Prendi la macchina. Vuoi farti un giro… Esci dal garage e davanti a te hai le case dei vicini, che avendo i garage pieni di qualsiasi cosa non più voluta ma non brutta/vecchia abbastanza da essere direttamente cestinata, parcheggiano le macchine nel cosìdetto driveway (lo spazio davanti all’entrata del garage). Scruti le macchine dei vicini, 2 su 3 sono BIANCHE. Sarà un caso… (tu le macchine bianche non le puoi vedere, ti sembrano macchine da ospedale o qualcos’altro che non sia la macchina che una persona scegle tra mille per farla SUA). Già al primo semaforo noti che attorno a te ci sono altretante macchine bianche. Dopo giorni, settimane… quasi 2 mesi in questo paese, forse cominci ad avere l’impressione che alla gente qui le macchine bianche PIACCIONO veramente. Capisci ma non capisci…

March 14, 2008

Il mistero delle fettuccine alfredo

Leggo sul Corriere della Sera di oggi, nella rubrica “Italians” di Severgnini, una lettera inviata dal sig. Roberto Amoroso, che svela finalmente il mistero delle fettuccine alfredo. Copio e incollo, sperando nella clemenza dell’autore della lettera e di Severgnini:

Alfredo, di cognome Viazzi, genovese, era un ufficiale della Marina, credo sommergibilista, che fu fatto prigioniero alla fine della seconda guerra mondiale ed inviato in America. Al termine della guerra, si sposò con una bellissima italo-americana di nome Ida e rimase a New York. Aprì un ristorante tra Chelsea ed il Village, chiamato “Alfredo” In qualche modo, fu uno dei primi ristoratori italiani che non si rifaceva alle vecchie tradizioni culinarie di Little Italy, ma presentava una cucina, in particolare genovese, del tutto diversa. Il suo piatto tipico e vincente erano appunto, le fettucine Alfredo. Era una persona che aveva un che di aristocratico, Vestiva sempre elegantemente e portava solo foulard, mai cravatte.

March 12, 2008

Only in America - la solita mail a catena

Non ho tempo di fare la traduzione in italiano di questa mail a catena che ho ricevuto qualche settimana fa, ve la faccio leggere così com’è. Fa ridere per quanto siano vere le cose.

Only in America …
do drugstores make the sick walk all the way to the back of   the store to get their prescriptions while healthy people can buy cigarettes at the front. 
(I drugstore sono l’equivalente delle farmacie… ma noi europei le troveremmo alquanto diverse le due cose. Qui in “farmacia” vendono dai pannolini ai popcorn. Praticamente si può fare la spesa!)

Only in America …
do people order   double cheeseburgers, large fries, and  a diet coke. 
(Oddio quanto è vero. TUTTI prendono la diet coke/pepsi. Mi fanno morire!)

Only in America …
do banks leave both doors open and then chain the pens to  the counters.

Only in America …
do we leave cars  
worth thousands of dollars in the  
driveway and put our useless junk in the garage.
(Ogni tanto sbircio i garage dei vicini di casa, hanno di tutto e di più dentro. Di conseguenza le macchine le parcheggiano tutte fuori. Penso che invidiano il nostro garage vuoto e ordinato, che tale rimarrà!)

Only in America …
do we buy hot dogs in packages of ten and buns in packages of eight.
(Ecco, non so se questa sia una strategia di marketing in stile “una tira l’altra” così quando finisci il pane lo vai a ricomprare e poi finisce i wurstel e così via… o solo una stupida non-curanza… ?!)

Only in America …
do they have drive-up ATM machines with Braille lettering.

March 2, 2008

French? Italian?

Il cibo da queste parti, eccezion fatta per il pezzo di manzo cotto sul fuoco vivo o sulla brace e poco altro, e’ tutto stato nei (pochi) secoli trascorsi importato, o meglio portato dai vari immigranti che qui hanno trovato la loro nuova terra. Pertanto e’ normalissimo trovare cibi identificati con una nazionalita’, come ad esempio la melanzana giapponese (quella lunga), la melanzana cinese (quella verdognola), le “french fries”, l’”italian dressing” e cosi via. Qualche giorno fa ero al supermercato e, cercando il pane giusto da comprare, ho notato un cartellino curioso:

French Roll

La foto e’ stata scattata al volo con il cellulare, ma si dovrebbe riuscire a leggere. Dice:
“French Roll, an Italian classic”.
Come? French roll an Italian classic? Ma come? O e’ French o e’ Italian, cercate di prendere una decisione…
E non e’ finita, ci sono pure i consigli per l’uso:
“serve with pasta al dente”
Pane con la pasta? In che senso? E se la pasta la mangi scotta il French Roll non va piu bene? Che ci mettiamo, il Dutch Roll?

Strana gente…