May 1, 2008

Hmmm

Ma secondo voi, cosa va a fare una Limo all’IKEA??
E poi non è leggermente fuori misura per i parcheggi questa macchina?

Foto scattata ieri con l’iPhone.

April 30, 2008

Ospiti indesiderati in giardino

Mi avevano detto di stare attenta agli animali strani che potevano girare di notte da queste parti… ma mai mi sarei aspettata di vedere questa specie di ratto gigante. Che spavento che mi sono presa!!!

Mi fa senso pure vederlo in foto… ci abbiamo messo un po’ a trovare che animale fosse. A quante pare, con i rettili non c’entra niente (a parte quando se li mangia!). Questo coso che era il doppio di Filippo, è l’Opossum. Per più di 1 ora è rimasto a girare su quel fence (non so come si chiami in italiano). Per quanto abbiamo cercato di spaventarlo perchè andasse via, non ne voleva proprio sapre. Era de coccio.

April 13, 2008

Spot TV

Ho mai parlato di quanto sono stupide e di poca qualità le pubblicità che vanno in onda sui miliardi di canali televisivi di questo paese?
Eh, in Europa siamo abituati alle reti nazionali… ma provate a pensare cosa succederebbe se nello stacco pubblicitario di un programma invece che far vedere a tutti la stessa pubblicità ogni regione in Italia ci mettesse dentro quella LOCALE. Tipo le pubblicità da pochi soldi che registrano nella cantinetta della zia Gertrude. Ecco, questo è più o meno quello che succede qui.
Ma provate ad immaginare questa cosa estesa su centomila canali (non sono centomila ma la cifra ci va abbastanza vicino). Guardare la TV in diretta è una grande impresa, non solo devi sopportare gli spot inguardabili… ma devi anche fare il conto che qui ci sono più pubblicità che programmi veri. E non sto esagerando.
Le nostre serie TV preferite continuamo a guardarle come in Italia, “registrate” da altri, così non dobbiamo subire le continue e lunghe interruzioni per messaggi promozionali.

Visto che siamo in tema di pubblicità, anche se non ho molto tempo, vorrei parlare inoltre del “cosa pubblicizzano” qui. Per la maggiore? Medicinali. Pillole di ogni tipo. Dal anticoncezionale al viagra e simili, dal antistaminico di ogni tipo alla pillola magica che uccide l’appetito ed ergo fa dimagrire, dal lassattivo a quello che invece la diarrea la ferma, medicinali per l’asma a quelli per la crescita dei capelli, per la fertilità, per la depressione (e qui c’è veramente l’imbarazzo della scelta), per il mal di schiena, mal di piedi, per infezioni genitali, per la sclerosi… etc etc etc, la lista è lunga. Ma quanta gente malata c’è qui??? O_O

April 7, 2008

Farmacie (?!)

Le chiamano Drugstore, ma potrebbero benissimo essere battezzate Supermercati. Sono i posti dove oltre ai pannolini, trucchi, smalti per unghie, shampoo, cornici, album per foto, sdraio da giardino, palle da basket o altro, vasi per i fiori, detersivi, posate, riviste, libri, cartoline, biglietti di auguri di vario genere, ecc ecc, si possono acquistare anche dei medicinali (con o senza ricetta). Queste sono le farmacie americane.

Per esempio, oggi mi serviva l’acetone per le unghie… siamo andati da Longs (catena di “farmacie”). Sono uscita dal negozio con in borsa:
-acetone
-eyeliner color oro
-ciglia finte
-lavagna da appendere al muro in ufficio (richiesta del marito)
-calzini spugnosi color rosa (morbidissimi e caldissimi, da tenere in casa)
-fondotinta

Da perfetta europea (oddio, meglio specificare, io sono balcanica, l’Albania non fa parte della comunità!), non mi sarei mai aspettata di trovare delle farmacie del genere da nessuna parte… Vivo ancora con il ricordo della farmacia di mia zia, muri bianchi, mobili bianchi, scafali bianchi, mia zia in camice bianca (qui la tipa alla cassa veste Victoria’s Secret Pink – le tute da casa che qui la gente prende per trendy!)… tutto bianco STERILE. E… medicine. STOP.

E invece ho trovato Longs, che si presenta così:

Le “prescriptions”, medicinali con ricetta medica (ma qui anche l’aspirina è venduta con ricetta!!), si possono prendere in fondo, dopo che attraversi scafali pieni di dolci, patatine, e anche sigarette! E come si potrebbe notare dalla foto, ci sono i carrelli della spesa!

Dopo questo bla bla bla notturno, del tipo non-so-nemmeno-se-quello-che-ho-scritto-ha-senso-o-meno, credo che me ne andrò a dormire perché nonostante io sia una gran lavoratrice i miei occhi mi stanno lanciando segnali chiarissimi, non hanno la stessa volontà che ho io di sopportare ancora il pc.

April 4, 2008

Arriva la robbbaaaa

(scriveva Markino più di una settimana fa su messenger)

In effetti la robbbbaaaa arrivò quel venerdì mattina. Alle 8 in punto suona il campanello. Io con le mie borse sotto agli occhi che sembravano le mie gemelle cercavo di rendermi presentabile. Senza perdere tempo i tipi preparano la casa e cominciano subito la loro catena di “montaggio” (o smontaggio). Dopo qualche ora di duro lavoro loro, ma anche nostro (beh, noi dovevamo seguire i numeri dei pacchi e indicare a loro in quale parte della casa portarli) questa è la scena che si presenta davanti casa:

Il container è vuoto ormai… ma non siamo nemmeno a metà della giornata. Maggior parte delle scatole sono davanti casa, in attesa di essere smistate e portate dentro. I pochi mobili che ci siamo portati dietro (che poi erano quelli che avevamoin pratica; tranne la camera da letto ci siamo portati via tutto) sono da scartare subito.
Gli omini si prendono una pausa… e noi pure:

Eccoci, nella futura stanza degli ospiti, dove c’è già un pezzo della nostra vecchia casa. Il carissimo divano giallo (abbiamo ben 2 copridivano, uno giallo limone e uno giallo canarino… forse ci piace il giallo? :P ). Stavo pensando che una volta (detto così sembra lontano ma sono passati poco più di 2 mesi) questo divano riempiva un bel po’ della nostra casetta… Adesso nuota in una stanza vuota, una delle stanze più piccole di questa casa in perfetta misura americana. Qualcuno (americano) ci ha già detto che questa casa sembra una di “decent size”…. mentre il giardino (che è più grande del nostro appartamento milanese di >70mq) l’ha considerato “very small”.

Ma tornando al nostro discorso del container. Mentre facciamo la pausa sul nostro divano IALLO faccio anche una foto della situazione davanti casa, presa dall’alto:

Menomale che portano via l’imballo!!! Beh, almeno quello che era scartato fino al momento che se ne sono andati. Infatti, per giorni abbiamo continuato a scartare roba… tanto che adesso che le stanze sono più o meno sgombre da scatoloni, quest’ultimi hanno invaso metà del garage (il garage è grande da ospitare 3 macchine, vi immaginate la quantità di cartone che questo trasloco ha prodotto?).
Dopo aver considerato far portare via tutto insieme ed essere messi davanti a dei costi non-dico-proibitivi-ma-quasi, abbiamo optato per il facciamo-a-pezzi-quel-che-possiamo-e-riempiamo-il-cassonetto-del-riciclo-ogni-mercoledì-sera-per-il-resto-del-2008.

Adesso la casa è quasi in ordine (per essere perfetta avremo bisogno di una libreria in più e qualche altro mobiletto qua e là), stasera ci diamo l’ultima sistemata, leviamo dalle scatole :P  anche le ultime scatole rimaste…  ci facciamo anche una bella pulitina così domani tutto splende e profuma per il primo pizza party con amici! ;)

March 27, 2008

Finalmente arriva la “casa”

Ieri ci hanno chiamato dalla dogana. Dopo aver flag-ato il nostro container per un veloce passaggio sotto ai raggi (superato senza problemi – significa: operazione inutile - ma con un piccolo costo che si addebita al NS. conto ovviamente) hanno detto che è disponibile per la consegna nella seguenti giornate:
-venerdì 28 marzo
-lunedì 31 marzo
Ovviamente noi: assolutamente venerdì, per favoooooooooreeeeeeeeeeee (non ce la facciamo proprio più con quelle 2 cose che stiamo consumando da mesi!).
Questo weekend avremo un sacco da fare… saremo stanchi ma felici come delle pasquette!!!

:D

March 23, 2008

Back to Italy

Venerdì, come vi dicevo nell’intervento precedente, eravamo a San Francisco. Motivo della visita: Iscrizione all’AIRE, che sta per Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero. Cosa che si fa presso il Consolato o Ambasciata Italiana di zona.
Entriamo in questa stanza piccolissima e vediamo che c’è un po’ di gente seduta nei pochi posti disponibili. Gli sportelli sono 3, il primo è vuoto, nel secondo c’è una persona che consegna delle carte a un funzionario italiano, nel terzo c’è un funzionario sicuramente non italiano (visto il colore leggermente scuro della pelle).
Quest’ultimo dopo un po’ ci fa segno di avvicinarci. Gli spieghiamo il motivo della nostra visita e lui ci chiede se abbiamo già compilato il modulo di richiesta (da bravi internettari, ovviamente l’abbiamo compilato già prima di partire da casa).
Qualche appunto sul modulo:
-Ma è proprio necessario indicare il proprio gruppo sanguigno?
-Come se fossimo nel medioevo, il modulo viene compilato dal capofamiglia! E solo la sua firma serve, noi altri chissenefrega.
-Nella parte della coniuge: Nome e Cognome e sotto Stato civile (libero o sposato – libero???!!! ma non è CONIUGE?)

Vabbè…

(i dialoghi originali erano in inglese)
Passiamo al tipo il modulo e di seguito i nostri passaporti. Lui, poco dopo, “Mi date anche un documento di identità, per cortesia?”
COME? Io sgrano gli occhi. Credo di averli sgranati veramente tanto. Poi con il dito faccio segno verso i passaporti che ha IN MANO e gli dico: Il passaporto non è documento abbastanza?
Mi dice che vuole qualcosa tipo una patente californiana (quì come ID da tutti i giorni viene sempre usata la patente). Gli dico che io non ce l’ho, mentre Markino gli passa la sua. Mi chiede se ho una ricevuta (sempre della patente). Ma che cazzo, magari io NON VOGLIO guidare in California, perché devo per forza avere sta patente/ricevuta californiana? Cmq, sì, ho la patente temporanea che mi hanno dato quando ho superato la teoria.
Volevo far notare a questo tipo che quel pezzo di carta che uso come semi-patente californiana l’hanno rilasciato guardando lo stesso passaporto che lui stava snobbando come poco identificativo.

March 21, 2008

Coincidenze

Vi ricordate l’epopea del nostro container in giro per il mondo?

Il tutto è iniziato a gennaio Ed ecco la casa che se ne va per poi riapparire in Quando si dice la sfiga seguita da una quasi immediata rettifica, causa Disorganizzazione; infine Markino si è illuminato su come funzionavano certe cose Il trasporto merci marittimo.

Torniamo per un attimo alla giornata di oggi, 21 marzo, primo giorno di primavera… nonchè giorno nel quale il nostro container dovrebbe arrivare nel porto di Oakland.
Siamo a San Francisco per motivi che poi scriverò sempre su questo blog nei prossimi giorni. Finiamo quello che abbiamo da fare e andiamo a fare un giro.
Mentre sto scattando questa foto sento Markino che mi dice: Ma guarda un po’ là, dietro al ponte (riferendosi al Golden Gate)…

Dico: Beh? E’ una nave che porta container…
Poi faccio bene i conti: Ahhhh, ma oggi è VENERDI’. Doveva arrivare il NOSTRO container.
Non eravamo sicuri… ma poi abbiamo visto il nome della nave (io non sapevo niente della nave con cui arrivava, a dire il vero):


E’ lei, la Vivaldi ;)

In questo momento, 10:44pm pacific time, il container risulta scaricato. Speriamo che facciano presto con la dogana. Non vedo l’ora di avere le mie scarpe. Vi rendete conto che mi sono vista passare davanti tutte le mie cose senza poterle toccare???
Ok, respira Klo, respira. Manca poco! (pensa se fosse affondata la nave :P )

March 20, 2008

De gustibus

Sulla questione gusti ci sarebbero da scrivere pagine e pagine… ma da brava pigra che sono, scriverò giusto 2 righe.

1. Sei al supermercato a fare la spesa. Dopo aver preso tutto quello che ti serve (puntualmente dimentichi qualcosa) ti avvii verso la cassa per pagare. Ti metti in fila… davanti a te c’è una persona sola. La guardi, poi guardi le cose che ha comprato per estimare quanto ti toccherà aspettare, poi una lampadina si accende (!) e la riguardi, questa volta con attenzione… e i tuoi occhi cominciano a mutare dal mood “curioso-senza-curartene-più-di-tanto” a quello “e-questa-che-è?”. Davanti ti ritrovi una classica americana, non esattamente filiforme, vestita in tuta da ginnastica (pezzo sopra+pezzo sotto; quella che tu tieni in casa quando devi fare le pulizie) grigio chiaro, ai piedi ha delle scarpe nere, perfettamente abbinate ad una borsetta nera… e il tutto si incornicia da un trucco molto curato, in stile abito da sera. Alzi un sopraciglio e giri gli occhi… non capisci… ma forse non sei tenuto a capire, perché cose così si vedono comunemente da queste parte (c’è chi fa la spesa in pigiama, giuro!).

2. Prendi la macchina. Vuoi farti un giro… Esci dal garage e davanti a te hai le case dei vicini, che avendo i garage pieni di qualsiasi cosa non più voluta ma non brutta/vecchia abbastanza da essere direttamente cestinata, parcheggiano le macchine nel cosìdetto driveway (lo spazio davanti all’entrata del garage). Scruti le macchine dei vicini, 2 su 3 sono BIANCHE. Sarà un caso… (tu le macchine bianche non le puoi vedere, ti sembrano macchine da ospedale o qualcos’altro che non sia la macchina che una persona scegle tra mille per farla SUA). Già al primo semaforo noti che attorno a te ci sono altretante macchine bianche. Dopo giorni, settimane… quasi 2 mesi in questo paese, forse cominci ad avere l’impressione che alla gente qui le macchine bianche PIACCIONO veramente. Capisci ma non capisci…

March 14, 2008

Il mistero delle fettuccine alfredo

Leggo sul Corriere della Sera di oggi, nella rubrica “Italians” di Severgnini, una lettera inviata dal sig. Roberto Amoroso, che svela finalmente il mistero delle fettuccine alfredo. Copio e incollo, sperando nella clemenza dell’autore della lettera e di Severgnini:

Alfredo, di cognome Viazzi, genovese, era un ufficiale della Marina, credo sommergibilista, che fu fatto prigioniero alla fine della seconda guerra mondiale ed inviato in America. Al termine della guerra, si sposò con una bellissima italo-americana di nome Ida e rimase a New York. Aprì un ristorante tra Chelsea ed il Village, chiamato “Alfredo” In qualche modo, fu uno dei primi ristoratori italiani che non si rifaceva alle vecchie tradizioni culinarie di Little Italy, ma presentava una cucina, in particolare genovese, del tutto diversa. Il suo piatto tipico e vincente erano appunto, le fettucine Alfredo. Era una persona che aveva un che di aristocratico, Vestiva sempre elegantemente e portava solo foulard, mai cravatte.

« Previous PageNext Page »