March 20, 2008

De gustibus

Sulla questione gusti ci sarebbero da scrivere pagine e pagine… ma da brava pigra che sono, scriverò giusto 2 righe.

1. Sei al supermercato a fare la spesa. Dopo aver preso tutto quello che ti serve (puntualmente dimentichi qualcosa) ti avvii verso la cassa per pagare. Ti metti in fila… davanti a te c’è una persona sola. La guardi, poi guardi le cose che ha comprato per estimare quanto ti toccherà aspettare, poi una lampadina si accende (!) e la riguardi, questa volta con attenzione… e i tuoi occhi cominciano a mutare dal mood “curioso-senza-curartene-più-di-tanto” a quello “e-questa-che-è?”. Davanti ti ritrovi una classica americana, non esattamente filiforme, vestita in tuta da ginnastica (pezzo sopra+pezzo sotto; quella che tu tieni in casa quando devi fare le pulizie) grigio chiaro, ai piedi ha delle scarpe nere, perfettamente abbinate ad una borsetta nera… e il tutto si incornicia da un trucco molto curato, in stile abito da sera. Alzi un sopraciglio e giri gli occhi… non capisci… ma forse non sei tenuto a capire, perché cose così si vedono comunemente da queste parte (c’è chi fa la spesa in pigiama, giuro!).

2. Prendi la macchina. Vuoi farti un giro… Esci dal garage e davanti a te hai le case dei vicini, che avendo i garage pieni di qualsiasi cosa non più voluta ma non brutta/vecchia abbastanza da essere direttamente cestinata, parcheggiano le macchine nel cosìdetto driveway (lo spazio davanti all’entrata del garage). Scruti le macchine dei vicini, 2 su 3 sono BIANCHE. Sarà un caso… (tu le macchine bianche non le puoi vedere, ti sembrano macchine da ospedale o qualcos’altro che non sia la macchina che una persona scegle tra mille per farla SUA). Già al primo semaforo noti che attorno a te ci sono altretante macchine bianche. Dopo giorni, settimane… quasi 2 mesi in questo paese, forse cominci ad avere l’impressione che alla gente qui le macchine bianche PIACCIONO veramente. Capisci ma non capisci…

March 14, 2008

Il mistero delle fettuccine alfredo

Leggo sul Corriere della Sera di oggi, nella rubrica “Italians” di Severgnini, una lettera inviata dal sig. Roberto Amoroso, che svela finalmente il mistero delle fettuccine alfredo. Copio e incollo, sperando nella clemenza dell’autore della lettera e di Severgnini:

Alfredo, di cognome Viazzi, genovese, era un ufficiale della Marina, credo sommergibilista, che fu fatto prigioniero alla fine della seconda guerra mondiale ed inviato in America. Al termine della guerra, si sposò con una bellissima italo-americana di nome Ida e rimase a New York. Aprì un ristorante tra Chelsea ed il Village, chiamato “Alfredo” In qualche modo, fu uno dei primi ristoratori italiani che non si rifaceva alle vecchie tradizioni culinarie di Little Italy, ma presentava una cucina, in particolare genovese, del tutto diversa. Il suo piatto tipico e vincente erano appunto, le fettucine Alfredo. Era una persona che aveva un che di aristocratico, Vestiva sempre elegantemente e portava solo foulard, mai cravatte.

March 12, 2008

Only in America – la solita mail a catena

Non ho tempo di fare la traduzione in italiano di questa mail a catena che ho ricevuto qualche settimana fa, ve la faccio leggere così com’è. Fa ridere per quanto siano vere le cose.

Only in America …
do drugstores make the sick walk all the way to the back of   the store to get their prescriptions while healthy people can buy cigarettes at the front. 
(I drugstore sono l’equivalente delle farmacie… ma noi europei le troveremmo alquanto diverse le due cose. Qui in “farmacia” vendono dai pannolini ai popcorn. Praticamente si può fare la spesa!)

Only in America …
do people order   double cheeseburgers, large fries, and  a diet coke. 
(Oddio quanto è vero. TUTTI prendono la diet coke/pepsi. Mi fanno morire!)

Only in America …
do banks leave both doors open and then chain the pens to  the counters.

Only in America …
do we leave cars  
worth thousands of dollars in the  
driveway and put our useless junk in the garage.
(Ogni tanto sbircio i garage dei vicini di casa, hanno di tutto e di più dentro. Di conseguenza le macchine le parcheggiano tutte fuori. Penso che invidiano il nostro garage vuoto e ordinato, che tale rimarrà!)

Only in America …
do we buy hot dogs in packages of ten and buns in packages of eight.
(Ecco, non so se questa sia una strategia di marketing in stile “una tira l’altra” così quando finisci il pane lo vai a ricomprare e poi finisce i wurstel e così via… o solo una stupida non-curanza… ?!)

Only in America …
do they have drive-up ATM machines with Braille lettering.

March 2, 2008

French? Italian?

Il cibo da queste parti, eccezion fatta per il pezzo di manzo cotto sul fuoco vivo o sulla brace e poco altro, e’ tutto stato nei (pochi) secoli trascorsi importato, o meglio portato dai vari immigranti che qui hanno trovato la loro nuova terra. Pertanto e’ normalissimo trovare cibi identificati con una nazionalita’, come ad esempio la melanzana giapponese (quella lunga), la melanzana cinese (quella verdognola), le “french fries”, l’”italian dressing” e cosi via. Qualche giorno fa ero al supermercato e, cercando il pane giusto da comprare, ho notato un cartellino curioso:

French Roll

La foto e’ stata scattata al volo con il cellulare, ma si dovrebbe riuscire a leggere. Dice:
“French Roll, an Italian classic”.
Come? French roll an Italian classic? Ma come? O e’ French o e’ Italian, cercate di prendere una decisione…
E non e’ finita, ci sono pure i consigli per l’uso:
“serve with pasta al dente”
Pane con la pasta? In che senso? E se la pasta la mangi scotta il French Roll non va piu bene? Che ci mettiamo, il Dutch Roll?

Strana gente…

February 24, 2008

Il tour virtuale

Ecco, sono pronta per un piccolo tour virtuale… ma non sono brava per queste cose, non aspettatevi chissà che racconto:


Questa è la casetta da fuori (foto presa dall’annuncio per l’affitto).  Non si vede granchè, se non l’entrata e il garage per 3 macchine.

Segue il resto delle foto —>
(more…)

February 23, 2008

Temporaneamente BIZI

Avevo promesso delle foto della casetta nuova (che da quando ne siamo in possesso non faccio altro che pulire, in stile Cenerentola ma sta cazzo di fatina non arriva mai a trasformarmi la tuta in un abito da sera e le ciabatte in scarpette di cristallo). Le foto le ho fatte, ma sono ancora da scaricare, da giorni… (magari ora le metto a scaricare)

Ieri abbiamo montato (e questa parola nel dizionare sta accanto al nome IKEA) il letto, i comodini e la cassettiera… in 2, con un cacciavite da pochi bucks (eh, ormai mi sono americanizzata, non dico più dollari) e una vecchia chiave inglese (o forse dovrei dire cinese, considerata la qualità dell’arnese) tutta arrugginita trovata in casa e usata come martello. Immaginatevi la scena.
Oggi ci hanno consegnato il materasso e finalmente abbiamo un letto. Prima c’era solo la moquette (per chi non lo sapesse, qui tutte le case hanno la moquette, sul 90% delle superifici).

Ho pulito a fondo la cucina, tutti e 3 i bagni e spolverato ogni singolo angolo di muro (ad eccezione di una certa sala gigante all’ingresso con soffitto che a occhio direi che è 5 volte tanto la mia altezza, o bassezza, dipende dal punto di vista).

Per rendere la casa più invitante, anche se vuota com’è non mi sembra tanto casa mia, ho comperato piante. Inizio con alcune… e finisco col riempire l’intero giardino, che si affaccia sulla cucina (come la tradizione vuole qui in America).

Approposito di Ikea: mentre giravamo per quell’enorme negozio che tutti sapete com’è fatto perché pare che Ikea sia costruito con lo stampino ovunque nel mondo, siamo andati a vedere il letto che pensavamo di prendere… e di conseguenza anche un materasso, le doghe non sono molto comode per dormirci sopra. Nell’area materassi troviamo un tipo che si avvicina e attacca bottone. Sembrava aver mangiato una radio per colazione. Noi avevamo fretta, altri giri da fare… ma questo mica ci mollava. Per passare al dunque, sto tizio, americano, era stato un paio di volte in Europa, Italia/Francia/etc. A un certo punto ci dice: eh, ma come sono piccole le cose in Europa. Io, che raramente resisto alla tentazione di rispondere, ribatto: ma non ti capita mai di pensare che forse qui avete le cose enormi?
Adesso, obiettivamente parlando, la famiglia media qui ha una casa di almeno 3 stanze. Ci sono coppie che comprano una casa con 3 stanze (e sto parlando di Single-family-house, quelle in stile villetta) e appena lei rimane incinta dicono di aver bisogno di una casa più grande, con più stanze, perché altrimenti non sanno dove mettere il bimbo in arrivo. O_O
Io e mio fratello siamo cresciuti in un apartamento che sarà stato al massimo di 60mq, dormivamo in salotto (salotto multi-funzionale che serviva da salotto/camera/sala da pranzo).
Non posso negare che qui hanno la mania di grandezza. Strade enormi (per carità, per una come me che inizia a guidare a 25 anni va benissimo, peccato che quando tornerò a Milano sarò nel panico più totale e mi muoverò con i mezzi), ascensori che sembrano monolocali, parcheggi che entro le 2 striscie ci sta 1 macchina e mezzo (mica come a Milano che devi parcheggiare in verticale anche con la Smart), etc etc.
Solo 1 cosa non sono riuscita a trovare in grande misura: un rotolo di carta da cucina. Ci sono solo rotoli normali, quelli che io potrei finire in 2 giorni in quanto maniaca della pulizia. All’esselunga prendevo sempre il rotolone gigante, almeno durava un po’. Che delusione scoprire che qui non c’è… era così comodo.

February 19, 2008

ASINI

Sta per:

Alfredo
Sauce
Is
Not
Italian

(© markino)

Oggi vorrei raccontarvi un po’ di quello che pensano gli americani dell’Italia. Anzi, più che dell’Italia, di quello che gli italiani mangiano, i cosidetti piatti tipici italiani.Prima cosa in classifica: Alfredo Sauce
La si trova ovunque, supermercati, ristoranti “italiani”… tutti pensano che sia una cosa tipica. Non so cosa ci sia dentro a questa salsa Alfredo perché non ho il coraggio di assaggiarla ma a vederla è bianca. Magari Markino riesce a dare una descrizione del gusto.

Al secondo posto: Spaghetti with meatballs (o in generale pasta, con polpette)
O_O Very Italian, o no? Cioè, ti danno un piatto di spaghetti con salsa di pomodoro e sopra la pasta ci sono appoggiate le polpette. O_O Non so se sia buono, non voglio assaggiare nemmeno questo piatto.

Per condire: mi hanno detto (fonte: Markino) che bisogna fare attenzione alle salse Italian Style al supermercato; sono piene d’aglio. Probabilmente pensano che in Italia si cucini con tanto tanto aglio. Non posso confermare che le salse abbiano davvero tanto aglio ma forse non ho voglia di andare a verificare.

Ed infine: la pasta aldente è per chi i denti NON li ha. Cotta 2 min in più. Infatti, mio marito, nella precedente esperienza Californiana anni fa ha imparato che al tempo indicato sulle confezioni Barilla doveva togliere 2 min per avere il tempo di cottura giusto.
Prossima volta che capitiamo a San Francisco andiamo a mangiare nell’unico (o uno dei pochi) ristorante forse vero italiano ancora rimasto. Si trova nel quartiere italiano (anche di quello è rimasto poco visto che China Town se lo sta assorbendo). Mi dicono che tale ristorante riceve per la maggiore recensioni negative. E’ facile capire perché: per gli americani la pasta è cruda e non si trovano le classiche cosette italiane come Alfredo Sauce e Spaghetti with meatballs. E allora NON è italiano.

Dalla baia, oggi grigia e con leggera pioggia, è tutto.

February 16, 2008

Abbiamo trovato casetta

Finalmente, ieri, abbiamo firmato il contratto d’affitto per la nuova casetta (chiamala casetta una di 240+ mq). Martedì ci danno le chiavi, così cominciamo ad allacciare tutto quello che serve (acqua/luce/telefono/ecc). Dopo avremo da comprare un letto e altre 2 cose primarie con cui tirare avanti fino agli ultimi di marzo.
Data prevista per lasciare l’albergo: 28 febbraio. Ci siamo presi alcuni giorni per sistemare la casa con calma, visto che l’unico automunito della famiglia va in ufficio dalle 9 alle 18.
Non vedo l’ora di portare Filippo in un posto dove può correre in pace… e uscire a prendere il sole in giardino!!
Prossimamente arrivano le foto della casetta :)

February 13, 2008

Ti rendi conto di essere arrivato…

Ti rendi conto di essere arrivato in un posto che puoi definire “tuo” quando, come pochi minuti fa, entro da Starbucks per il mio caffe’ del dopopranzo, mi metto in fila alla cassa e, quando arriva il mio turno, il cassiere mi porge il mio caffe, esattamente come lo voglio io, senza neppure dover dire una parola. “Te l’avevo detto che appena ti vedevo entrare ti preparavo il caffe’” mi dice il “barista” da dietro la macchina dell’espresso…

Forse bevo troppi caffe’?

February 12, 2008

Il trasporto merci marittimo

Mi sono fatto una cultura su come funziona il mondo del trasporto marittimo… Vi risparmio i dettagli, vi dico solo la notizia curiosa: sono riuscito a ricostruire l’itinerario del nostro container. Fa abbastanza ridere:

Genova -> Malta -> Damietta (Egitto) -> Port Kelang (Malesia) -> Chiwan (Cina)

Qui il container viene scaricato, e resta qualche giorno in qualche piazzale in attesa di essere caricato sulla nave successiva, che ha il seguente itinerario:

Chiwan (Cina) -> Hong Kong -> Yantian (Cina) -> Long Beach (Usa)-> Oakland

Eppure Colombo disse “Faccio prima se vado dall’altra parte” centinaia d’anni fa…

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