February 8, 2008

I palloncini tecnologici

Da quando siamo arrivati, ogni volta che andiamo a fare la spesa da Safeway (catena di supermercati) vedo palloncini (o pallioncioni) di San Valentino (tutti con frasi a tema e cuoricini a go-go), gonfiati a elio che flutuano ovunque. Ieri, per pure scherzo ne ho preso in mano uno. Abbiamo scoperto che qui i palloncioni cantano, una canzone smielata con una voce estremamente irritante, ma cantano O_O basta dare una piccola botta e quello (perché è un lui) comincia a cantare. Pensavo di aver visto tutto. Mi sbagliavo. Alla cassa scopriamo che ci sono anche i palloncioni che ti permettono di registrare quello che vuoi. *mi manca l’emoticon dell’omino che si da le botte in testa*

Si inventano di tutto, incluso i palloncini che cantano… ma non usano il bidet.

February 7, 2008

Per tutti i fan di Filippo

Una volta arrivati qui in albergo Filippo si sentiva molto perso… siccome era stato bravissimo durante il viaggio abbiamo deciso di fargli un regalo di “Benarrivato in USA”. Volevo mettere queste foto già giorni fa, ma non trovavo il tempo di farle.

Vi presento il castello di Filippo ;)

Eh? Che ne dite? Se la spassa, no?
Questa volta l’ho beccato solo in cima al trespolo, ma quando si stanca di fare il vigilante si mette dentro la “cesta” appena sotto e ronfa per ore rotolandosi su se stesso di tanto in tanto.
Cerchiamo di tenerlo buono, visto che qui non può uscire… non ci sono balconi. Domani vi farò vedere le foto di quando gli facciamo fare i giri per i corridoi dell’albergo :D

February 5, 2008

L’albergolinga

Se avessi una casa sarei una casalinga :P

Ieri è stato il mio primo giorno da albergolinga. Markino è andato in ufficio, portandosi via anche la macchina ovviamente. La mia è stata una giornata abbastanza normale. Colazione. Riordinare. 2 ore in palestra. 1 oretta sotto il sole, accanto alla piscina, a studiare per la patente. Pranzo. Una lotta con Filippo, tanto per fargli fare palestra. Ancora un po’ di studio e poi era ora che marito tornasse a casa. Mi toccava la guida giornaliera… purtroppo di notte. Tutto sommato sono andata bene, cercando di rispettare i limiti e le regole non scritte ma ad un certo punto volevo scendere. E per fortuna… perché appena sono scesa mi sono accorta che non mi ero portata la borsa e dentro la borsa c’era la patente albanese. Pochi minuti dopo abbiamo visto che in giro c’erano tanti bei poliziotti. ^_^ Ci siamo salvati per poco dal essere fermati per guida senza patente.

A proposito di regole di guida:
-uno può passare col rosso se deve girare a destra e se nessuno arriva nella corsia dove deve entrare.
-PED XING: (questa ci ho messo un po’ a capirla) è una scritta che si trova quasi ovunque, disegnata sull’asfalto. decodificata sarebbe: pedestrian crossing. miii, sembra linguaggio da cellulare.

In serata abbiamo fatto il bucato. E quando ho visto la roba lavata e asciugata volevo spararmi. Le lavatrici qui, ovvero quelle con carica dall’alto, NON LAVANO. Arghhh… metà delle cose le ho rimesse in borsa per un secondo lavaggio. Quando troviamo casa spederemo 2 soldi in più ma prederemo le lavatrici europee. Ci credo che in TV ogni 2 su 3 pubblicizzano Vagisil e simili. E non sapete quant’è difficile trovare un detergente intimo da queste parti… ah, ma poi quando lo trovi devi cercare il bidet. -_-

E ora studio… e palestra.

February 3, 2008

Che razze di gente

Non fraintendetemi, mi riferisco alla multietnicità di questo paese. A differenza dell’Italia, qui, negli uffici pubblici si trova (nel senso che lavorano) ogni tipo di etnia: dall’indiano col turbante, alla cinese, all’araba con il velo… di americani (che poi gli americani veri sono i pellerossa) ne ho visti pochi. In Italia, persone come quelle che ho citato qua sopra non arriverebbero nemmeno a portare il CV, figuriamoci ad essere assunte.

Carico/scarico

Eccoci all’arrivo all’aeroporto… a sinistra, io con la borsa porta-Filippo. Eravamo leggermente carichi di valigie, per un totale di 120Euro in più da pagare per il peso extra.

foto di “altissima” qualità dal cellulare :P

February 2, 2008

Prime impressioni

Lo so che è un po’ “tardi” per le prime impressioni, alcune si sono già sfumate, ma trovo 2 minuti solo adesso.

Le dimensioni: gli ascensori qui sono dei monolocali. La bevanda più piccola che ti servono da Starbucks va bene per dissetare almeno 2 persone. Infatti io le bevo a rate… in 2 giorni. Non ci sono le mezze misure per i gelati al supermercato, esistono le confezioni a mo di secchio da pittura per le pareti.

La gente: sono tutti strani. Appena entri in un negozio, almeno 3 persone ti chiedono com’è stata la tua giornata/serata/passeggiata/ecc… in continuazione. Se guardi una persona sconosciuta negli occhi ti arriva un sorriso e un saluto. Almeno alle donne. Gli uomini possono essere malinterpretati.

Il tempo: quando non è nuvoloso e non piove, in California il cielo è sempre azzurro. Da quando siamo arrivati i giorni belli e brutti si alternano. Pare sia il mese sfigato, ha piovuto più del doppio della media stagionale solo nel mese di gennaio. Insomma, non andiamo in spiaggia a fare surf, perché la California (che è molto grande) non è Miami.

La città: San Francisco è bella. Mi piace il casino della città (in generale mi è sempre piaciuto). Ieri abbiamo fatto un giro ed è stato un po’ come tornare a Milano, in giro ci sono pure i vecchi tram di Milano. Gente incapace di guidare o parcheggiare bene (dovrebbero essere coloro che vivono fuori e che non sono abituati al traffico e i parcheggi mini, che a SF mini non sono perché dovrebbero vedere le strade di Milano per rendersi conto).

Il Sushi: ahhh, questo sì che mi piace. Cioè, mi piace qui… le porzioni sono più abbondanti e non costa come un occhio della testa, a differenza di quello che ti fanno pagare a Milano. Anzi, costa quasi la metà. Gnam!

Penso di chiudere qui questo veloce resoconto. Se in macchina non ho niente da fare, scriverò 2 righe dal mio nuovo iPhone 24/7 internet-tato (termino inventato al momento).

Dalla Valle Siliconata, per ora, è tutto. Siccome adesso facciamo orari normali, andiamo a pranzare, che è pure tardi… ma solo perché è weekend, ce la prendiamo con comodo.

C U

January 31, 2008

In viaggio

Oggi abbiamo deciso di prenderci un “giorno di riposo” dai giri vari per stare a “casa” con Filippo e colgo l’occasione per scrivere 2 righe.

Il viaggio è stato lungo e stancante. Eravamo molto preoccupati per Filippo che sarebbe rimasto chiuso in un trasportino per quasi 20 ore, ma lui è stato un micio bravissimo. La mattina della partenza ci siamo recati a Linate alle 4.45 perché ci avevano detto che prima del check-in dovevamo passare in biglietteria per pagare la quota per Filippo. Ovviamente la biglietteria non apriva prima delle 5.30, eppure al tel ci avevano detto: se c’è un volo che parte presto allora la biglietteria apre. Se seee, come no. Filippo, intanto, era stranamente tranquillo, non miagolava, guardava tutta la gente strana dalla rete del suo trasportino. Si sentiva protetto là dentro, con la sua copertina. Fatto il check-in, con 3 valigie super pesanti, 2 bagagli a mano + il trasportino di Filippo. Poi ci siamo infilati in un bagno per “drogare” il micione. E’ stata una dura impresa quella di dargli le gocce, Markino si è guadagnato un mega-graffio sulla mano (però dobbiamo dire che Filippo ha cercato in ogni modo di opporsi senza farci male, perché con le sue unghie affilatissime altro che 1 graffio solo. ci vuole bene quel gattone). In circa 20 min le gocce hanno cominciato a far effetto. Povero micio, mi faceva pena con quegli occhi coperti per metà e le palpebre calanti, sembrava ubriaco e cieco. Ha cominciato ad agitarsi, non gli piaceva perdere il controllo…

Alla security: l’inutile security ci ha abbastanza stupito (non nel senso buono). Appena prima di passare il metal detector, l’omino mi chiede di far passare sul tapis la borsa che tenevo in spalla. Gli dico che dentro c’è un gatto. Allora mi dice di passargli la borsa e me la rende una volta che sono dall’altra parte. Ma come? Senza controllare niente? Senza vedere cosa c’è dentro la borsa oltre al micio? Senza controllare il suo passaporto? Le sue vaccinazioni? E il suo fighissimo microchip di identificazione? Ma è assurdo. Vabbè, pensiamo che a loro non frega niente se il gatto esce, gli importa di più se ne entra uno. Facciamo il nostro breve volo verso Francoforte, con del ritardo mica da poco per questioni di brutto tempo (sopra a Francoforte eravamo tipo in 6 aerei a girare in cerchio, aspettando di atterrare uno dopo l’altro). Cominciamo a preoccuparci della coincidenza. Una volta atterrati ci mettiamo a correre. Tanto. Arriviamo alla lunga fila per il volo verso San Francisco. Passiamo e siamo già sull’aereo. Ma come? Pure qui nessuno che controlla il gatto? Anzi, nessun passaggio per la security. Teoricamente, si sono fidati della security di Milano, visto che eravamo solo in transito… ma avremmo potuto aver messo ogni tipo di cosa dentro il trasportino di Filippo. Siamo rimasti basiti. Complimenti per la security.

L’aereo è gigante e pieno di indiani con tanti bambini. Sottolineo (cioè, metto in grasseto perché non trovo il tastino per sottolineare) perché quando scenderemo dall’aereo avremo una testa grossa grossa e assisteremo a delle scene di devastazione totale, tra riviste strappate, biscotti ovunque e altro che non vi sto a raccontare. Prendiamo i nostri posti, la fila in mezzo, da 4. Accanto a noi ci sono 2 italiani. Speravamo di avere un posto vuoto per appoggiare Filippo, con i sedili così stretti non si riesce nemmeno a tenerlo sulle ginocchia senza sformare la borsa per farla entrare. Chiediamo al vicino alla nostra destra, seduto da solo in una fila con 3 posti, se può lasciarci il suo posto per via del micio. Gentilmente ci salva dalla morte delle ginocchia. Durante il viaggio Filippo è rimasto tranquillo nel suo trasportino, non dormiva, ma era calmo.

Dopo 11 ore di volo è tempo di scendere. Finalmente. Oh, non ci crederete, ma anche qui, nessuno ha chiesto di controllare il gatto. Ci hanno fatto aprire le valigie per sequestrare il cibo che ci eravamo portati dietro per lui, ma nessuno ha voluto vedere il gatto, o sapere se era vaccinato. O_O Una volta in macchina Filippo aveva già cominciato a svegliarsi, probabilmente aveva bisogno di mangiare o di andare al bagno. Ci siamo fiondati in albergo, ma senza cibo (visto che ce l’hanno tenuto all’aeroporto). Potevamo passare a prendergli qualcosa, ma dopo le lunghe file e il viaggio volevamo assolutamente farlo uscire da quel trasportino.

Adesso il micione sta cercando di abituarsi alla vita in un appartamentino da albergo di poco più di 30mq, senza balcone… lui, che era abituato ad andare in giro per i tetti. La sera gli mettiamo il guinzaglio e gli facciamo fare il giro per i corridoi dell’albergo ^_^ ma lui ha paura anche della sua ombra… appena trova la porta giusta vuole rientrare.

January 29, 2008

Siamo arrivati

Dopo lunghissime ore di viaggio, siamo arrivati. Ci sono gia’ cose da raccontare, ma lo faro’ magari stasera, per ora stiamo ancora cercando di capire quali sono le cose urgenti da fare, ce ne sono un po, e inizieremo tra qualche minuto (uffici e burocrazia varia…). A piu’ tardi.

January 27, 2008

Buonanotte a tutti

Noi si va a dormire, o almeno ci si prova. Il taxi (prenotato ed esplicitamente richiesto capace di trasportare tre valigie grosse come bauli, due umani e un gatto) sara’ sotto casa stanotte, alle 4.15. Quindi ora ci appoggiamo sul letto e speriamo di riuscire a dormire qualche ora, visto che domani si preannuncia una giornata pesante…

Buonanotte! Ci si vede dall’altra parte dell’oceano.

Ed ecco la casa che se ne va

O meglio, il suo contenuto. O meglio ancora, quello che si e’ salvato e non e’ diventato pattumiera. Fa un certo effetto vedere questo coso arrugginito che se ne va a bordo di un camion che puzza e fa fumo (viva l’ecopass!) quando sai che dentro ci sono tutte le tue cose, anche quelle piu piccoline che fatichi ad immaginare disperse in quel cassone metallico. E se n’e’ andato, in cambio ci sono rimasti tre fogli di carta con l’elenco molto sommario dei 133 fra scatole e colli sparsi caricati a bordo. Elenco che e’ stato preparato a cura del traslocatore capo squadra, quello piu’ anziano, quello con l’accento pugliese evidente: figurano infatti cose come il “buket sposa” e la “boccia buling”, oltre all’”attrezzo ginico” (ginecologico avra’ voluto scrivere? spero di no…). Efficienti certo erano efficienti: qualsiasi cosa lasciata appoggiata in una zona definita come “si, le cose in quell’angolo vanno spedite” e’ stata presa, incartata, inscatolata e caricata sul container. Compreso un rotolone regina che stavamo usando per togliere la polvere dalle cose e probabilmente anche qualche sacco nero con cartacce e spazzatura varia dentro. Ma avremo una certezza di questo solo fra qualche mese.

E poi la sorpresa una volta risaliti al quinto piano, che sorpresa non dovrebbe essere, ma invece ti lascia li comunque come un mezzo stoccafisso (anche oggi a qualche giorno di distanza):

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